Matteo Olivieri

 

Studio di impatto ambientale:

il caso di Ca' Gualdo (PS)

 

Criteri di scelta del sito e valutazione degli impatti di una piattaforma polifunzionale per lo smaltimento di rifiuti industriali

 

RELAZIONE PER IL CORSO DI ECOLOGIA APPLICATA (A.A. 95-96)


Introduzione

In questo lavoro si presenta una vicenda di notevole importanza per la politica dei rifiuti nella provincia di Pesaro-Urbino, ma in generale per tutti gli aspetti di indirizzo dello sviluppo del suddetto territorio. Potrebbero infatti sorgere notevoli complicazioni in merito ai due seguenti punti.

A - La ricerca del sito idoneo in cui realizzare l'opera è cominciata per conto della Provincia all'inizio degli anni '80, ma le formulazioni legislative successive hanno mutato il ruolo dell'ente Provincia e affidato nuovi compiti alla Regione Marche; ad esempio la legge 142/90 sulle autonomie locali, con i suoi numerosi risvolti applicativi sviluppatisi in vari decreti, assegna alle Regioni il compito di programmare la politica dei rifiuti, comprendendo in ciò anche l'individuazione dei siti idonei a livello provinciale (o comunque il consenso sulla scelta del luogo).

B - Parallelamente a ciò sono cambiati i protagonisti del lavoro di ricerca sul territorio, fino a giungere a uno staff guidato dalla società "Intertecno" del geologo Corrado Valentini, che ha condotto poi anche lo studio di impatto sul progetto della piattaforma; alla nostra attenzione è giunta sia la documentazione sulla scelta del sito, sia la relazione di compatibilità ambientale presentata alla giunta provinciale nel settembre del 1995. La ricerca era stata assegnata con Delibera 3015 dell'11-10-91 della giunta provinciale.

L'interesse che ci muove è però concentrato sull'impostazione dello studio, sulla scelta e l'uso delle metodologie impiegate nonchè sulle professionalità coinvolte nel presente lavoro. Un approcio completamente astorico sarebbe eccessivamente riduttivo, ma si cercherà di ridurre gli elementi di complicazione al minimo.

 

Il problema

All'inizio degli anni '80, specie in seguito alle Direttive CEE 75/442 (rifiuti), 76/403 (policlorodifenili) e 78/319, la legislazione italiana assume un quadro più chiaro in materia di rifiuti, anche industriali; infatti il DPR 915/82 costituisce la legge quadro che definisce in modo complessivo e per l'intero territorio nazionale, lo smaltimento di tutte le tipologie di rifiuti previste nelle succitate direttive. E' però la Legge 475/88 che detta una nuova ed organica disciplina per lo smaltimento dei rifiuti di origine industriale, compresi i rifiuti tossici e nocivi. In particolare, per fronteggiare la situazione di grave carenza di infrastrutture di smaltimento in grado di far fronte alle esigenze del tessuto produttivo.

A questo proposito la Regione Marche ha adottato il piano per lo smaltimento dei rifiuti con la Delibera di Consiglio n. 225 del 21-3-1990. Le norme di attuazione del piano prevedono che, con l'eccezione di quelli assimilabili agli urbani e degli inerti, i rifiuti speciali provenienti dalle attività produttive insediate in ciascuna Provincia vengano smaltiti in un impianto da realizzarsi nello stesso ambito provinciale.

L'elaborazione dei dati dalle denunce presentate per il 1992 mostra per la provincia di Pesaro una produzione di rifiuti industriali esenti da consorzi obbligatori pari a circa 252.400 t/anno, così suddivisi nelle principali categorie:

 - materie prime secondarie (MPS)  70.700 t / anno
 - rifiuti inerti  37.200
 - rifiuti assimilabili (escluse mps)  13.100
 - rifiuti speciali non tossico nocivi  32.300
 - rifiuti speciali potenzialmente tossico nocivi  98.800
 - rifiuti tossico nocivi  300

La composizione qualitativa e percentuale di questa mole di materiale, oltre a ricalcare quella comune a molti distretti industriali regionali e nazionali, rispecchia il tessuto produttivo provinciale soprattutto nella bassa incidenza (e nel basso potere impattante, qui non riportato) della frazione di tossico-nocivi.

Infatti l'industria del pesarese è dominata da due comparti, quello del mobile e quello meccanico, legato fortemente al primo in alcune produzioni, come quello delle macchine per la lavorazione del legno; in particolare la piana di Montelabbate- Chiusa di Ginestreto è leader mondiale nella produzione di cucine. Altri importanti settori si stanno oggi accrescendo, come quello della lavorazione e curvatura del vetro.

La natura degli scarti di tali produzioni rende estremamente interessante la ricerca di metodi interni al complesso produttivo che possano minimizzare la produzione di rifiuti; ciò verrà ripreso in sede di Considerazioni finali.

 

SCELTA DEL SITO

 

Generalita'

Lo sudio comparativo tra diversi siti per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti speciali della Provincia di Pesaro-Urbino é stato attuato mediante la metodologia matriciale. Tale studio é stato suddiviso in due comparti, uno relativo all'analisi vincolistica, e l'altro alle caratteristiche territoriali e naturali specifiche di ogni area.

Per ogni comparto definito come sopra la procedura ha cronologicamente individuato alcune fasi. Per una semplificazione del metodo, riferiscono gli Autori, "non sono state analizzate in modo puntuale tutte le singole compnenti ambientali, pur tuttavia il valore del peso qualitativo é stato individuato tenendo fortemente in considerazione l'aspetto prettamente ambientale, ovvero le componenti aria, acqua, suolo, paesaggio e relazioni biologiche.In tal maniera non risulta più necessaria una matrice delle interrelazioni esistenti".

 

Fasi metodologiche

La procedura si articola in una serie di fasi principali atte alla definizione dei fattori che agiscono sull'ambiente e ad una serie di fasi di calcolo necessarie per la identificazione delle quantità e delle qualità degli impatti. Pertanto la metodologia si sviluppa attraverso i seguenti punti:

1) definizione dei fattori principali che intervengono sulle componenti ambientali
2) determinazione dei pesi qualitativi
3) determinazione delle magnitudo relative ad ogni fattore
4) elaborazione delle varie matrici per la determinazione dei singoli indici di impatto ambientale

 

Definizione dei fattori

Nella descrizione complessiva di un procedimento di calcolo per una valutazione di impatto, riveste molta importanza la scelta dei fattori che determinano le azioni sulle diverse componenti ambientali.

In base al tipo di bilancio considerato é stato sufficiente individuare i vincoli agenti nelle aree in oggetto e le caratteristiche territoriali e naturali più importanti. Alcune di esse, come gli aspetti climatici e la presenza di falda sono praticamente identici per ogni area e quindi non rientrano nel bilancio complessivo.

 

Determinazione dei pesi qualitativi

Il valore dei pesi qualitativi di impatto è stato, secondo gli Autori, individuato da esperienze precedenti su territori e progetti similari a quello in oggetto.

Per ovviare alla mancanza di una metodologia precisa per la determinazione del peso di impatto, é stata effettuata un'Analisi di Sensibilità relativa all'influenza dei pesi scelti. La lista dei pesi, con i valori dopo l'A.S., é:

sistema viario. 4 (3)
popolazione residente entro 2 Km di raggio 4 (4)
turismo ed agriturismi 3 (3)
uso del suolo nellÕarea di sedime 7 (6)
distanza da centri abitati 5 (4)
caratteristiche naturali e paesaggistiche 7 (6)
potenziali risorse del sito 2 (2)
permeabilità del terreno 8 (7)
acque idropotabili 6 (5)
esposizione venti 3 (3)
visibilità aerea 4 (4)
sismicità 10 (9)
idrografia superficiale 4 (4)
modalità di accesso al sito 5 (4)
percorso delle strada di accesso 2 (2)
distanza media baricentro area industriale 6 (6)
dimensione del sito rispetto al progetto 3 (3)

 

Definizione delle magnitudo

L'operazione consiste nell'attribuire una magnitudo, o quantità di impatto, ad ognuno dei fattori individuati.

 

Calcolo degli impatti

Per ogni fattore, il prodotto tra la magnitudo ed il rispettivo peso, determina l'impatto elementare (I.E.) di quel fattore sulla componente ambientale. L'impatto ambientale complessivo, é determinato dalla sommatoria di tutti i singoli impatti elementari calcolati in precedenza.

 

Impatto medio ponderato o indice di impatto

L'impatto medio ponderato determina la qualità media dell'impatto, o meglio, il suo giudizio complessivo tenendo conto anche dei pesi relativi:

 I.m.p.= S I.E. / S Pq

dove
I.m.p. = Impatto medio ponderato
I.E. = Impatto effettivo elementare
Pq = Peso qualitativo

Tale parametro determina un valore e individua l'impatto dello specifico sito.

 

Valutazione complessiva caratteristiche territoriali

Individuati i valori dei parametri sopra descritti (riassunti nelle schede allegate), sono stati calcolati i punteggi finali per ogni singola area attraverso una media pesata delle Magnitudo tramite i Pesi qualitativi. Tale metodologia matriciale è descritta nella appendice tecnica. Di seguito si riportano i risultati finali, mentre i calcoli matriciali sono contenuti nella tabella ____:

Località (Comune)

coefficiente
1) Stonga (Fossombrone) 4.08
10) Monte della Mattera (Serrungarina) 4.78
11) Lupaiolo (Lunano) 4.47
12) Monte San Lorenzo (Montegrimano) 4.54
13) CaÕ Boschette (Sassocorvaro) 4.82
14) CaÕ Mascia (Montecalvo) 4.12
15) CaÕ Gualdo (Auditore) 3.14
16) Casa dei Gessi (Sassocorvaro) 4.53

 

Bilancio finale

Il bilancio comparativo degli otto siti individuati ha confrontato sia l'analisi dei vincoli presenti nel sito e nell'area intorno al sito per un raggio di 2 Km, sia le caratteristiche territoriali di ogni singola area.

Per definire l'area più idonea é necessario confrontare i due studi (di cui qui non riportiamo i risultati di quello vincolistico) valutando l'importanza dell'analisi vincolistica rispetto alle caratteristiche individuate per descrivere i fattori di impatto del progetto. Tale valutazione é stata attuata pesando i due studi attraverso i valori medi dei rispettivi insiemi di pesi qualitativi. Pertanto ai due studi sono stati forniti i seguenti pesi specifici:

 - Analisi vincolistica

 7.5

 - Caratteristiche territoriali

 4.9

I risultati finali di questo confronto sono così riassunti (in ordine crescente):

15) Cà Gualdo 1.90
1) Stonga 2.02
14) Cà Mascia 2.32
10) Monte della Mattera 2.89
11) Lupaiolo 2.94
12) Monte San Lorenzo 3.06
16) Casa dei Gessi 3.11
13) Cà Boschette 3.33

Essendo i coefficienti una stima di previsione degli impatti, l'area di Ca' Gualdo emerge da questa parte di studio come l'area più idonea per la realizzazione dell'impianto in questione.

 

RELAZIONE DI COMPATIBILITA' AMBIENTALE

Con questo titolo è stato presentato lo studio di impatto, realizzato da uno staff di professionisti guidati dal geologo Corrado Valentini, alla giunta provinciale di Pesaro-Urbino nel settembre 1995.

 

Metodologia di valutazione adottata

Per lo svolgimento del presente studio di compatibilità ambientale si è adottata una metodologia "a matrici cromatiche". Tale metodologia é stata in origine derivata dalla proposta della normativa CEE, nella quale sono sottolineate le informazioni da fornire mediante il S.I.A., ma non sono riportate le modalità da seguire per la individuazione degli impatti e la conseguente scelta dei criteri di contenimento degli eventuali effetti negativi.

I precedenti di riferimento sono stati:

- impianti di deprazione de liquami domestici di Pero, di Crema, di Castellamare di Stabia
- la discarica controllata di Palermo

 

Matrice degli indicatori e delle categorie ambientali (Matrice A)

Le categorie ambientali possono essere definite come le componenti su cui si risentono gli effetti generati dagli elemeni di impatto. Esse comprendono non solo le componenti fisiche dell'ambiente (aria, acqua, flora, fauna, ecc.).

A differenza degli elementi di impatto, che sono caratteristiche peculiari delle singole fasi operative dell'impianto, le categorie individuate sono chiaramente invariabili.

Per effettuare la descrizione dello stato delle singole categorie ambientali del sito (o dei siti) oggetto di indagine é necessario definire degli opportuni indicatori. La definizione infatti di un retroterra informativo delle categorie ambientali esistenti costituisce una delle principali fasi della procedura di valutazione di impatto.

La valutazione degli indicatori ambientali può essere di carattere sia qualitativo che quantitativo a seconda delle categorie considerate e degli strumenti matematici o di misura diretta disponibili o comunque applicabili.

La tonalità cromatica che scaturisce dall'intersezione tra un indicatore ed una categoria ambientale consente di valutare, oltre allo stato qualitativo dell'ambiente, il peso che certe cause hanno nel rendere più o meno compatibile l'ambiente a ricevere un'opera.

 

Matrice degli impatti potenziali (Matrice B)

Questa matrice presenta, come liste di controllo, gli elementi di impatto e le categorie ambientali già definite nella matrice A. Dall'intersezione di queste due voci si possono individuare gli impatti potenziali che l'opera manifesta nei confronti dell'ambiente circostante e pertanto la matrice B è in grado di evidenziare nella sua globalità tutta la problematica in esame.

Nel nostro caso di studio, di una sola opera allo stato di progetto, da ubicare su un solo sito, la matrice B espone semplicemente la situazione degli impatti potenziali dando le indicazioni dei punti sui quali converrà indirizzare eventuali interventi di contenimento.

E' possibile aanalizzare gli impatti anche distinguendo tra le varie fasi di vita dell'opera; nel caso in studio:

1) fase di costruzione
2) fase di esercizio
3) fase di ripristino ambientale

Pertanto la matrice B non sarà unica ma articolata in tre matrici (B1, B2, B3) in grado di descrivere gli impatti potenziali relativamente alle tre fasi predette.

 

Matrice dei criteri di contenimento (Matrice C)

Il terzo tipo di matrice dello schema prende in considerazione, sulla base degli impatti potenziali negativi individuati nelle tre matrici B, gli interventi e le misure adottabili per contenere, cioé per eliminare o ridurre a livelli accettabili per l'ambiente, gli impatti negativi.

La loro azione deve andare ad incidere sulle cause che maggiormente contribiscono all'insorgere degli elementi di impatto negativi. Vanno sottolineati, a questo proposito, due aspetti importanti. In primo luogo é necessario avere ben chiare tutte le interrelazioni possibili in quanto uno stesso elemento di impatto può essere interessato da più di una misura di contenimento.

Inoltre non bisogna dimenticare che gli stessi interventi di contenimento possono produrre accanto ad effetti positivi su taluni elementi anche effetti negativi collaterali su altri.

Ad esempio nel campo dello scarico controllato, volendo contenere gli impatti dovuti alla presenza di percolato mediante un sistema di raccolta e trattamento depurativo in loco, accanto agli effetti positivi possono insorgere degli effetti negativi provocati dagli odori emessi in diverse zone dell'impianto di depurazione. L'efficacia delle misure di contenimento dovrà pertanto essere valutata usufruendo delle due differenti scale cromatiche già definite in precedenza.

 

Matrice degli impatti residui (Matrice D)

Sulla base delle misure di contenimento adottate e della loro efficacia, valutata tramite le tre matrici C, la metodologia prevede un quarto tipo di matrice di valutazione degli impatti contenuti, cioè degli impatti residui una volta messi in atto gli interventi di contenimento sulle diverse cause di impatto.

La matrice é analoga in tutto e per tutto alla già vista matrice B di valutazione degli impatti potenziali ma, a differenza di questa, il suo esame consente di esprimere un giudizio definitivo sulla compatibilità o meno di un'opera nei confronti dell'ambiente circostante. Inoltre l'esame congiunto delle matrici B e D permettrà di apprezzare visivamente l'efficacia dei criteri di contenimento. Quest'ultima osservazione dimostra come tale strumento sia sicuramente adatto anche nel caso in cui allo studio di impatto ambientale si dovesse richiedere la formulazione di proposte di interventi più retsrittivi per ottenere un impatto residuo via via più ridotto; questo scopo potrà essere ottenuto con un processo iterativo.

 

Applicazione della metodologia

Lo strumento metodologico descritto può essere applicato facilmente a diverse tipologie di opere. Generalmente le categorie ambientali prese in considerazione sono le medesime per qualunque tipo d'opera, come viene sottolineato nella predetta direttiva CEE, per la quale ogni studio di impatto ambientale comporta l'esame di fattori quali:

- l'uomo, la flora e la fauna
- il suolo, l'acqua, l'aria, il clima, il paesaggio
- l'interazione tra i precedenti fattori
- i beni materiali ed il patrimonio culturale

Viceversa sono strettamente dipendenti dalla tipologia dell'opera gli indicatori ambientali in quanto la loro funzione è quella di indirizzare lo studio dell'ambiente preesistente in quelle direzioni che riescono meglio a spiegare l'interazione tra l'opera e l'ambiente stesso. Analogamente gli elementi di impatto, conseguenti alle attività peculiari di un'opera, non avranno carattere generale ma saranno specifici per ogni tipologia.

 

Area d'impatto

L'area individuata per la realizzazione della piattaforma è situata in territorio collinare, a nord di Castelnuovo di Auditore, in mocalità Ca' Gualdo, a monte della confluenza dei torrenti Ventena e Burano, prossima al confine con la regione Emilia-Romagna. Si tratta di un'area di versante, con quote comprese tra 150 e 310 m s.l.m.; sul bordo orientale é delimitata dal torrente Ventana, sugli altri lati da crinali morfologici.

 

Potenzialità della piattaforma

La piattaforma polifunzionale é progettata per smaltire 148.700 t/anno di rifiuti, così distinguibili in funzione del tipo di trattamento o smaltimento applicabile:

- materie prime seconde (MPS) e rifiuti inerti che necessitano di stoccaggio provvisorio e ricondizionamenti: 109.400 t/anno

- rifiuti da stoccare provvisoriamente per un successivo smaltimento presso un impianto di termodistruzione: 1.800 t/anno

rifiuti da inertizzare (in t/anno) 11.400

di cui:

rifiuti fangosi 7.400
polveri o scorie 300
terre di fonderia 2.700
vari 1.000
fanghi da trattare 8.600

di cui:

a natura prev. inorganica 4.100
a natura prev. organica 4.500
rifiuti liquidi 17.100

di cui:

a natura prev. inorganica 4.800
a natura prev. organica 12.300
TOTALE 148.700

L'impianto é stato concepito in modo da poter far fronte ad eventuali incrementi futuri dei quantitativi di rifiuti conferiti, come possono essere le acque di vegetazione, provenienti dai frantoi oleari, la cui linea di trattamento necessita di un impianto chimico-fisico ed un successivo impianto biologico.

Ai rifiuti sopra elencati, conferiti alla piattaforma polifunzionale, si devono aggiungere i rifiuti prodotti in ogni linea di trattamento e che devono essere trattati adeguatamente.

Infine, per il trattamento chimico-fisico devono essere considerate anche tutte le acque reflue che si ottengono nelle fasi di lavaggio delle ruote dei mezzi di conferimento rifiuti, di lavaggio dei piazzali nonché le acque meteoriche che non possono essere regimate esternamente alla piattaforma. Questo quantitativo é stato valutato pari a 6.000 t/anno.

 

Configurazione generale della piattaforma

La piattaforma polifunzionale di Ca' Gualdo é articolata in cinque linee operative:

Linea di stoccaggio e ricondizionamento

- sezione stoccaggi provvisori prima dello smaltimento in impianti interni o di terzi
- sezione triturazione e compattazione

Linea trattamento rifiuti liquidi

- pretrattamento
- trattamento chimico-fisico
- trattamento biologico
- trattamento finali
- trattamento fanghi chimico-fisici
- trattamento fanghi biologici

Linea di inertizzazione

- sezione di inertizzazione polveri e fanghi

Linea smaltimento definitivo

- discarica di seconda categoria tipo B per rifiuti industriali tal quali, di capacità circa 50.000 metri cubi
- discarica di seconda categoria tipo B per rifiuti inertizzati, di capacità 110.000 metri cubi

Servizi generali

- impianto elettrico, reti idrica e fognaria, impianto antincendio, officina, pesa automezzi, laboratorio, trattamento arie, monitoraggio, ecc.

Nel suo complesso la piattaforma é stata così organizzata sui tre gradoni naturali caratteristici dell'area:

- gradone I:

- servizi generali, stoccaggi a terzi, raccolta differenziata, ricondizionamento dei rifiuti e vasche di stoccaggio rapido

- gradone II:

- impianto di trattamento chimico-fisico-biologico ed impianto di inertizzazione

- gradone III:

- tre vasche di discarica per rifiurti speciali inertizzati
- una vasca di discarica per rifiuti speciali tal quali o biologici
- area di stoccaggio provvisorio di rifiuti potenzialmente recuperabili dopo il ricondizionamento

 

QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE

Risorse ed assetto del territorio

L'area in esame é ubicata a Nord di Castelnuovo di Auditore, in località Ca' Gualdo, a monte della confluenza dei torrenti Ventena e Burano. Si tratta di un'area che non ha spiccata vocazione agricola, se per essa si intende la facilità a praticare colture agrarie ricavandone un reddito senza dimenticare di porre fra le voci negative del bilancio anche quei costi rappresentati dai danni arrecati all'ambiente e che di solito si caricano sulla collettività.

Prevale una più naturale predisposizione verso il bosco che quì é in grado di estrinsecare appieno le sue valenze, oltre che produttivistiche (legname), anche per gli aspetti di salvaguardia territoriale intesa come conservazione dei suoli, rigenerazione dell'ambiente, freno all'erosione, ecc.

Che l'agricoltura, almeno quella tradizionale rappresentata dalla rotazione-successione di colture agrarie sullo stesso appezzamento, non trovi qui la sua piena estrinsecazione lo testimonia anche il fatto che nell'area la presenza-residenza dell'uomo é, in pratica, inesistente da anni. I numerosi edifici rurali sono tutti abbandonati, fatiscenti o crollati, così come a ruolo di paese fantasma é ridotto l'ex abitato di Castelnuovo.

La pratica agricola, pur comunque diffusa, é rappresentata da uno sfruttamento estensivo del territorio, che viene destinato a colture con minimo impegno operativo e ridottissimo investimento di capitali. Soprattutto sono praticate quelle colture ove le operazioni agricole connesse possono essere sbrigate, ed in fretta, da macchine generalmente offerte a nolo da operatori terziari che si incaricano di coprire tutte le necessità. Grano, orzo, ecc. sono seminati ove si possa accedere con una mietitrebbiatrice autolivellante e spesso devono la loro redditività alle sovvenzioni pubbliche elargite in ragione delle superfici investite (frumento duro). Ogni tanto, ai cereali sovente "ringranati", succedono erbai di medica da fieno.

Nel complesso si tratta di quel tipo di agricoltura definito, da alcuni economisti, marginale, da altri, "di rapina", in quanto deve la sua sussistenza al solo fatto che a fronte di un utile, per quanto piccolo, privato e personale di chi la pratica, sta un costo collettivo molto più alto ma diluito fra i componenti della società.

 

Beni culturali

Tra i centriabitati presenti nelle zone limitrofe, solo Castelnuovo risulta ufficialmente classificato come centro storico.

 

Paesaggio

Si tratta di un'area di versante, con quote comprese tra 150 e 310 m s.l.m.; sul bordo orientale il limite è costituito dal torrente Ventena, mentre sugli altri lati è costituito da crinali morfologici. L'area é visibile dalla strada provinciale Tavoleto-Montefiore Conca e dalle frazioni di Ca' Ceccaroli, Ca' Grossi e Ca' Guidi.

 

Flora e fauna

Nel sito di Ca' Gualdo sono rappresentati essenzialmente due ecosistemi: quello terrstre, prevalente, e quello acquatico fluente, individuabile nel corso del Ventena. Nel sito di progetto insiste unicamente l'ecositsema terrestre, che è a sua volta suddividibile in ecosistemi di livello gerarchico e spaziale più ridotti: boschetti, cespuglieti, praterie ed alte erbe, pascoli, campi coltivati. Nei paragrafi seguenti verranno analizzate la flora e la fauna che caratterizzano gli ecosistemi dell'area in esame.

 

Flora

Tutta la vegetazione boschiva di questa zona é stata fortemente condizionata dall'intervento antropico, in particolare essa avrebbe dovuto appartenere, pressocchè completamente, alla serie della roverella (Quercus pubescens), ad eccezione delle formazioni di vegetazione ripariale, attribuibili alle aleanze Populion albae, Salicion albae e Salicion elaegni, delle quali restano presenze lungo il corso del Ventena. Attualmente il querceto di roverella è costituito da modesti lembi di bosco inframezzati alle colture. Alcune querce secolari sono ancora presenti tra i campi.

Il querceto dominato fisionomicamente dalla roverella nella zona dell'areain esame si presenta sempre governato a ceduo. La frammentarietà di queste cenosi e il notevole degrado che attualmente le caratterizza rendono difficle l'inquadramento fitosociologico di dettaglio.

L'aspetto ecologico è quello di una boscaglia con uno strato arboreo normalmente di 7-10 m di altezza, quasi completamente costituito da Quercus pubescens al quale si aggiungono, in alcuni casi, scarsi esemplari di Sorbus domestica, Fraxinus ornus, Acer obtusatum e Ostrya carpinifolia.. Più esteso é invece l'elenco delle specie più diffuse nello strato arbustivo.

 

Fauna

Tra gli uccelli vi sono specie inserite nell'allegato 1 della direttiva CEE "Uccelli" e sottoposte a particolare attenzione da parte della Comunità Europea sono:

- Albanella reale
- Albanella minore
- Balia dal collare
- Averla piccola
- Calandro

Specialmente l'Albanella minore é di grande importanza, essendo stata oggetto di protezione del WWF nazionale e locale, essendo la Provincia di Pesaro-Urbino uno delle ultime aree in cui questo importante rapace nidifica. Numerosi inoltre le specie di Strigiformi.

Tra i mammiferi troviamo Volpe, Tasso e Lepre. L'area dell'impianto ricade in un sistema che comprende anche la riserva orientata della Regione Emilia-Romagna "Onferno", in cui specie di Chirotteri di rilevante interesse sistematico ed ecologico hanno l'areale, concenntrato attorno a un sistema di grotte.

 

Lineamenti geologici

L'area di studio é ubicata su una collina che si presenta inclinata verso il torrente Ventena e coincide con la parte alta della valle scavata dal citato torrente. Il lato della collina, inclinato verso Est con valori massimi di 20-40°, mostra fenomeni erosivi e morfologia a gradonature. La struttura litologica della collina è formata da argille limose marnose grigio-blu e marne, localmente molassico sabbiose, appartenenti al Pliocene medio marino.

 

Uso dei suoli

L'agricoltura, e con essa la presenza diffusa dell'uomo, ha abbandonato da tempo queste plaghe che risultano molto scarsamente e/o solo sporadicamente coltivate nei pochi appezzamenti ove è possibile la operatività delle macchine. Le case rurali sparse nell'area sono, in pratica, abbandonate e, salvo poche eccezioni, fatiscenti o addirittura pericolanti se non già crollate in parte. La popolazione stabilmente residente è praticamente inesistente. Da sottolineare che questo paragrafo, nella relazione originale, aveva come titolo "Stato dei suoli".

 

Acque sotterranee e superficiali

Non si registrano emergenze idriche considerevoli, dai catasti non risultano pozzi ad uso potabile nella piana alluvionale, e l'idrografia è di modesta entità.

 

Sismicità

Come risulta dagli studi sismici effettuati dal C.N.R., i valori attesi del terremoto sono tra i più bassi della provincia e quindi l'area é sotto l'aspetto sismico idonea allo stoccaggio di rifiuti.

 

CRITERI DI CONTENIMENTO

La fase di studio di impatto ha portato all'approntare una serie di miglioramenti al progetto, di cui qui riporteremo solo alcuni di essi.

 

Fase di costruzione

- bitumazione del percorso sradale di accesso non asfaltato per evitare il sollevamento di polveri
- riutilizzo all'interno dell'area di gran parte del terreno escavato
- piantumazione di essenze tipiche conlo scopo di contenere l'impatto sonoro.

 

Fase di esercizio

- barriere verdi contro l'impatto visivo
- restauro di zone danneggiate durante la costruzione
- uso di luci schermate e colori tenui dell'impianto per non attrarre masse di insetti, cibo per l'importante popolazione di Chirotteri della valle dell'Onferno
- impianto di nidi artificiali per uccelli
- trasporto su mezzi chiusi dei rifiuti, per evitare il sollevamento di polveri
- abbondante uso di filtri per depurare le emissioni gassose

In seguito a tali criteri gli Autori hanno elaborato le loro matrici di impatto qui riportate. Gli Autori, sottolineando la bassa incidenza antropica sul territorio, il fatto che non verranno trattati rifiuti tossico-nocivi e i risultati del loro studio epressi tramite la rappresentazione matriciale, hanno espresso un giudizio di compatibilità favorevole.

 

CONSIDERAZIONI FINALI

Come premessa si sottolinea la parzialità degli elementi illustrati nel presente lavoro, frutto di una scelta che porta ad individuare alcuni aspetti critici (*). I pregi di questo lavoro consistono:

- nell'avere una marcata impronta tecnica, rispecchiata nella composizione dello staff che ha elaborato lo studio. Secondo noi l'evoluzione attuale degli studi di impatto sul territorio nazionale conferisce una certa solidità al lavoro; infatti, come sottolineato in una ricerca presentata dal dott. Zanni dell'Università di Bologna in sede del convegno sulla V.I.A. tenutosi a Bologna il 27 e il 28 novembre 1997, il contenuto dei S.I.A. nel quadriennio 92-96 si é andato generalizzando su aspetti socio-economici, favorendo il processo decisionale, ma minando lo scopo stesso di un S.I.A., cioé fornire le garanzie di compatibilità dell'opera con gli ecosistemi interessati.

- nell'aver realizzato discretamente il coordinamento tra lo studio d'impatto e il progetto, con il relativo inserimento dei criteri di contenimento.

Più numerosi i difetti, tra i quali:

- trattare la complessità di un problema ambientale come la scelta di un sito idoneo senza integrare il piano delle componenti naturali con quello delle esigenze sociali ed economiche; questo può essere fatto con metodologie come l'analisi a criteri multipli, che permette il confronto tra diverse alternative esprimendo un giudizio qualitativo e non quantitativo sugli impatti che esse poratano all'ambiente. La difficoltà di un'operazione del genere consiste nel non avere a disposizione una serie di progetti di varie discariche, ma essa può permettere, anche con scarsità di informazioni, una migliore rappresentazione delle diverse realtà ambientali. Inoltre essa può riempire un grosso vuoto lasciato nel S.I.A. in oggetto, e cioé il confronto contemporaneo con progetti alternativi di natura anche diversa;

- pur nella ricerca di precedenti applicativi sul territorio, lo studio in oggetto manca sia di una reale visione globale del territorio provinciale, in termini di valutazione e di importanza degli impatti, sia di un preciso aggancio con le diverse aree considerate: infatti l'approcio ecosistemico nell'analisi degli impatti è necessario, considerando che pesanti effetti negativi o, al contrario, insospettate conseguenze positive si hanno dall'interazione tra biota e abiota, tra naturalità ed interessi sociali, ecc. Tanto per fare un esempio, lo studio così impostato non può valutare correttamente quanto la distruzione dell'habitat e il disturbo possono incidere su uns specie rara e sensibile come l'Albanella minore. Essa ha bisogno di campi o prati per nidificare, e un'area a così bassa pressione antropica è potenzialmente un'ancora di salvezza per il futuro, oltre che per il presente. Senza uno studio ecosistemico che metta in relazione l'ambito di Cà Gualdo con tutto il contesto provinciale, non si può stimare il danno reale che si provoca alla collettività in termini di perdita della naturalità.

La problematica appena espressa sarà oggetto di uno studio di tesi ad opera del sottoscritto.

Gli obiettivi sono:

- riconsiderare l'intero problema dei rifiuti industriali, cominciando dalla scelta di siti che si adattano, nel complesso dell'ambiente che li cotraddistingue, a un impianto della mole prevista. Tutto usando diverse metodologie

- l'elaborazione teorica di un'alternativa progettuale, ancora da definire, ma che riguarderebbe misure di contenimento della mole di scarti prodotta

- evidenziare l'importanza di un approcio sistemico ad un qualunque studio di impatto ambientale sul territorio

- vista la molteplice natura dei possibili S.I.A. (impatti industriali, di rifiuti su centri abitati, su coltivazioni, ecc.) e le diverse esigenze di impostazione metodologica, di far emergere il ruolo di un esperto nella gestione delle realtà complesse, come il laureato in Scienze Ambientali

- collegare le scelte e le impostazioni dei S.I.A. con il quadro normativo-pianificatorio, in modo da instaurare delle relazioni di mutua influenza tra singoli casi di studio e attività pianificatoria.


Il lavoro prende avvio nel marzo 1998 con la presentazione del disegno sperimentale presso il corso di laurea in Scienze Ambientali, Cascina Ambolana, Viale delle Scienze, Parma.


(*) Per ulteriori informazioni rivolgersi direttamente alla Provincia di Pesaro-Urbino oppure a:

Matteo Olivieri
Via Trometta 28, 61100 Pesaro, Tel. 0721/454343