GESTIONE DEL PARCO NAZIONALE
DELLA CALABRIA
 


Francesca Fornasari

 

Il Parco Nazionale della Calabria, ubicato nell'omonima Regione, è stato istituito nel 1968, con la legge n. 503 del 2/4/68 "ai fini della conservazione delle caratteristiche ambientali e della educazione e ricreazione dei cittadini".
Vari fattori fanno si che questo sia, nel panorama dei parchi italiani, un parco molto particolare e simile ai modelli di parco americano.
E' infatti un parco interamente naturale, senza centri abitati al suo interno.
Il territorio è per oltre l'87% di proprietà dello Stato.

È gestito direttamente dal Corpo Forestale dello Stato tramite le strutture dell'ex Azienda di Stato per le Foreste Demanialied è uno dei 5 parchi storici italiani insieme a quelli d'Abruzzo, Gran Paradiso, Stelvio e Circeo.

Alla nascita il parco era suddiviso in tre zone nelle tre provincie di Catanzaro Cosenza e Reggio per un totale di 13.416 ettari (ha). Fu ampliato di 1.891 ha nel 1982 e di altri 584 ha nel 1985 portando la superficie complessiva a 15.894 ha così suddivisi:
in Sila Grande (provincia di Cosenza), 7.002 ha
in Sila Piccola (provincia di Catanzaro), 5.688 ha
in Aspromonte (provincia di Reggio Calabria), 3.204 ha

Nel 1994 è stato delimitato un nuovo Parco Nazionale, quello dell'Aspromonte, che ha inglobato fisicamente la zona Aspromontana del Parco Nazionale della Calabria. Di fatto quindi l'attuale Parco Nazionale della Calabria è costituito dalle due zone Silane per un totale di 12.690 ha. La Direzione del Parco ha sede a Cosenza ed è coadiuvata dall'ufficio Gestione ex A.S.F.D di Catanzaro, oltre che da 6 Comandi Stazione Forestale, dislocati sul territorio nelle due zone parco.

 

La vegetazione arborea ­ i boschi

Le due zone parco, sebbene ubicate entrambe sull'altopiano silano, sono in parte differenziate per le quote interessate dal loro territorio e, di conseguenza, le fasce fitoclimatiche e la vegetazione presente fanno riscontrare alcune diversità. In Sila Grande, dai 1.100 ai 1.750 m s.l.m., tutto il territorio è coperto dalla foresta, interrotta nella vallata di S. Barbara ed a Macchialonga dai pascoli. La specie in assoluto predominante è il pino laricio, essenza resinosa caratteristica della Calabria e che, soprattutto in Sila, si sviluppa sui terreni di natura acida, a matrice granitica, per decine di migliaia di ha.

Nella vallate più fredde e sui versanti ad esposizione settentrionale il Faggio prende il sopravvento, soppiantando il Pino e soffocandone lo sviluppo. In alcune zone, ad esempio nei boschi di Arnocampo o del Corvo, altre latifoglie come il Cerro, il pioppo tremolo e l'Acero di monte si mescolano alla pineta conferendole un aspetto più vario, soprattutto quando in autunno la colorazione del fogliame l'arricchisce di mille sfumature.

I corsi d'acqua sono caratterizzati dalla presenza di Ontani, Pioppi e Salici.
La composizione vegetale della Sila Piccola, come già detto, non si discosta molto dalla precedente descrizione ma va senz'altro evidenziata la presenza dell'abete bianco che, allo stato puro o in mescolanza con il Faggio sostituisce il Pino laricio nell'area del Monte Gariglione e cioè alle quote più alte, comprese tra i 1.400 ed i 1.765 m.

L'area più orientale, compresa tra il fiume Tacina e la fiumarella di Migliarito, si caratterizza per una presenza dominante di essenze di quercine caducifoglie a prevalenza di cerro. In entranbe le zone parco è fortemente rappresentata la vegetazione arbustiva, a notevole vantaggio dell'ecosistema in generale e della fauna in particolare. I biancospini, i rovi, le rose canine, i peri ed i meli selvatici, i sorbi, offrono notevoli spunti alimentari per la fauna, ed ancora le ginestre, i sambuchi, i saliconi arricchiscono gli habitat di uccelli e piccoli mammiferi che vivono nel parco.

 

La vegetazione erbacea ­ i pascoli

Sono oltre 2.000 le specie floristiche rilevate in Calabria fra la Sila e l'Aspromonte.
Nel Parco Nazionale della Calabria sono presenti le più significative che, con splendide fioriture, principalmente primaverili ed estive, integrano il verde dei pascoli e dei boschi circostanti creando una piacevole e rilassante suggestione paesaggistica ed evidenziando l'enorme importanza naturalistica del parco.
Gli ambienti floristici sono vari, con una prevalenza delle graminacee.

 

In primavera, i primi fiori che sbocciano sono i falsi zafferani (Crocus Vernus), i nontiscordardimé (Myosotis incrassata, M. arvensis), le primule (Primula vulgaris), il ciclamino (Cyclamen neapolitanum) ed una variopinta moltitudine di viole (Viola odorata, V. alba, V. hirta, V. palustris).

Con l'avanzare della bella stagione esplodono le fioriture delle orchidee (Orchis sambucina, O.maculata, O. papilonacea, O. mascula, O. laxiflora), dei ranuncoli (Ranuncolus acquatilis, R. bulbosus, R. lanuginosus, R. ophioglossifolius), delle anamoni (Anemane nemorosa), dei muscari (Muscari atlanticum, M. racemosum, M. botryoides), dei gladioli (Gladiolus spp.), dei narcisi (Narcissus poeticus), dei nasturzi (Nasturtium officinale), dei gigli (Lilium bulbiferum), delle pratoline (Bellis perennis), dei gerani (Geranium robertianum, G. versicolor ed altri), del timo (Thymus pulegioides), dell'origano (Origanum vulgaris), delle mente (Mentha longifolia, M. pulegium, M. acquatica), della camomilla (Matricaria chamomilla).

Avviandosi verso la stagione autunnale ai colori dei prati si sostituiscono le meravigliose tavolozze create dall'ingiallimento delle foglie arboree, mentre si assiste ancora alle ultime fioriture dei colchici (Colchicum alpinum, C. cupanii).

 

La fauna terrestre

Nel Parco Nazionale della Calabria vive tutta la fauna tipica dell'appennino, con la notevole presenza di alcuni dei grandi predatori come il lupo (Canis lupus) ed il gatto selvatico (Felix silvestris). Tra il 1991 ed il 1993 si è studiata la popolazione di lupi per conoscerne la reale presenza e distribuzione nelle aree del parco, dove è sopravvissuto allo sterminio da parte dei bracconieri e dei pastori che accusano questa specie di grossi danni agli allevamenti. Attualmente (1997) nel parco è stimata una presenza di 15-20 lupi.

Proprio per favorire la sopravvivenza del lupo, alla fine degli anni '70, la Direzione del parco ha creato, in Sila Grande, un centro di ripopolamento e diffusione del capriolo (Capreolus capreolus). I risultati sono stati molto incoraggianti e l'intervento è stato riproposto anche per i cervi (Cervus elaphus) che, a fine 1996, erano presenti come 80 capi sul territorio del parco.

Le altre specie faunistiche comuni del parco, anche se difficilmente avvistabili date le abitudini crepuscolari, sono la volpe (Vulpes vulpes), la lepre (Lepus europaeus), il tasso (Meles meles), la martora (Martes martes), la puzzola (Mustela putorius), la faina (Martes foina), la donnola (Mustela nivalis), il ghiro (Glis glis) lo scoiattolo nero (Sciurus vulgaris) unica specie visibile in buon numero durante il giorno fra i memmiferi. Tra i pesci che popolano i corsi d'acqua si segnalano le trote iridea e fario, il coregone e l'anguilla.

Importante è la presenza del cinghiale nell'area orientale del parco in Sila Piccola, dove la ricchezza di latifoglie con frutti eduli gli consente una buona alimentazione. La lontra, sicuramente presente fino agli anni '70, non è più stata vista e sarà oggetto di ricerche negli anni venturi.

 

L'avifauna

Sono presenti quasi tutti gli uccelli della regione montana appenninica.
I rapaci, sia diurni che notturni, sono molto numerosi. Dalle vette più elevate o nelle vallate aperte è facile osservare la poiana ed il gheppio mentre, addentrandosi nel bosco, si entra nel territorio di caccia dell'astore e dello sparviero. Di notte il parco si popola di
civette, allocchi, gufi, tutti predatori dei numerosi micromammiferi.
Altre presenze importanti in bosco sono offerte dai
picchi (nero, verde e soprattutto rosso mezzano), dall'upupa, dalla ghiandaia, dal rampichino, dal torcicollo, dal crociere.

Data la presenza di numerosi corsi d'acqua e grandi laghi, anche la rappresentanza di uccelli acquatici svernanti o stanziali, è nutrita.
Troviamo il
merlo acquaiolo, il germano reale, il moriglione, il fischione, l'alzavola, il codone, il mestolone, gli svassi (maggiore, piccolo ed il tuffetto), l'airone cinerino, il cormorano, la folaga.
Osservata regolarmente in tutti gli ambienti aperti è la
cornacchia grigia.

 

La Geologia

La base geologica del territorio del parco è quella comune a gran parte della Calabria, ossia del massiccio granitico-cristallino calabro-peloritano.
I graniti caratterizzano la zona dei parco cosentina mentre in Sila Piccola prevalgono gli scisti biotitici e gli gneiss.

La natura petrografica dei graniti è piuttosto variabile: di rado si tratta di veri e propri graniti; quasi sempre sono granodioriti, dioriti quarzifere con filoni di pegmatite, di probabile età tardo paleozoica o basso mesozoica che solo in alcune località affiorano ben conservate, mentre nella maggior parte dei casi sono ridotte a veri e propri sabbioni che formano coltri spesse anche decine di metri.
E' importante infine segnalare gli imponenti movimenti orogenetici che si riscontrano dall'analisi degli strati che si presentano con un'inversione totale nella successione verticale. Infatti troviamo le rocce più metamorfosate in alto (graniti e gneiss) e quelle a minor grado di metamorfismo in basso (filladi e micascisti). La giacitura invertita delle formazioni è dovuta al fatto che, a partire dall'Eocene, questi terreni paleozoici furono ripresi da nuove fasi orogeniche che diedero luogo a ricoprimenti. Durante questa fase il cristallino calabrese è sovrascorso sul dominio appenninico meridionale (calcareo-dolomitico). Tale carreggiamento, secondo il Dubois (1970), consta di tre falde di ricoprimento sovrapposte l'una sull'altra che portarono ad un rovesciamento della sequenza normale dei terreni interessati.

 

In visita al Parco

Il parco, nelle sue due zone, offre una serie di strutture ed infrastrutture idonee a favorire la fruizione turistica. Sia in Sila Grande, in località Cupone sulle sponde del lago Cecita, sia in Sila Piccola, in località Monaco, sono in avanzata fase di realizzazione due centri visitatori.

I centri, attrezzati con musei naturalistici, sale proiezioni, laboratori didattici, biblioteche, uffici informazione e sala mostre temporanee saranno aperti tutto l'anno e serviranno da base informativa per le visite al parco.
Adiacenti al Centro Natura del Cupone sono visitabili un giardino montano, popolato dalle principali specie erbacee ed arbustive del parco, ed un giardino geologico nel quale sono esposti i vari campioni di rocce che formano il substrato dei parco.

Nelle due zone parco sono stati tracciati in bosco, e riportati su cartina, una serie di itinerari naturalistici tra cui uno didattico per ciascuna zona, appositamente attrezzati per le visite scolastiche.

Per favorire la sosta dei visitatori esistono una serie di aree da pic-nic dotate di tavoli, panche, punti cottura, punti raccolta rifiuti, parcheggi e fontane.
All'ingresso dei parco, lungo le principali rotabili, le "porte parco" forniscono le prime informazioni e norme di comportamento. Nell'ambito del parco, convenzionate con la direzione, operano e possono operare cooperative giovanili per la gestione di servizi e punti di ristoro.

 

I servizi del Parco

I servizi di sorveglianza del territorio del parco sono effettuati da circa 25 guardie del Corpo Forestale dello Stato. Il territorio del parco, oltre al frazionamento fisico in due zone, è suddiviso in giurisdizioni su ognuna delle quali opera un Comando Stazione Forestale, responsabile dello svolgimento delle attività e dei servizi d'istituto.

Le guardie addette al parco svolgono le seguenti attività:

- prevenzione e repressione bracconaggio;
- sorveglianza e censimenti della fauna selvatica;
- foraggiamento invernale dei cervi e dei caprioli;
- controllo del flusso turistico;
- assistenza ai visitatori;
- interventi di coordinamento dello spegnimento incendi boschivi;
- rilevamento dati meteorici sulle precipitazioni nevose;
- controllo, monitoraggio e gestione del bosco e degli interventi colturali.

L'amministrazione del parco, sempre condotta da personale esperto del Corpo Forestale dello Stato, esegue numerose opere relative alla sistemazione e manutenzione della rete sentieristica e stradale; di posa in opera della segnaletica indicativa, orientativa e descrittiva; di collocamento e manutenzione delle infrastrutture per la ricettività turistica (aree picnic); di gestione di aree faunistiche destinate al ripopolamento ed alla didattica; di collaborazione con centri di recupero fauna selvatica.

 

UN ITINERARIO

Itinerario: Cupone-Corsonara-Recinto Daini-Cupone
Accesso: Cupone (quota 1159)
In Comune di Spezzano Sila a circa 12 Km. da Camigliatello Silano, sulla S.S. 177 Camigliatello-Rossano. Dal 1942 è stato il centro propulsore dell'economia di tutto l'altopiano Silano. Oggi inclusa nel Parco, la Segheria a ricordo della passata attività è in corso di trasformazione in museo.
Tutta l'area di pertinenza con i relativi fabbricati sarà utilizzata per il costruendo Centro Visitatori. Nell'area è possibile già da adesso osservare i caprioli, i cervi e i daini in tre diversi recinti.
Sviluppo: Km. 3 circa. Percorrenza: circa due ore. Dislivello: m. 135
Punti di appoggio: All'ingresso della zona Cupone, posto di ristoro aperto tutto l'anno. Difficoltà: percorso facile


Caratteristiche
Nei pressi del costruendo Centro Visitatori è stato realizzato il percorso didattico con lo scopo di fornire una guida a quanti desiderano approfondire le proprie conoscenze sui principali componenti dell'ambiente naturale. Lungo il percorso, sono stati riprodotti certi rapporti dell'uomo con il territorio, riproponendo momenti della sua esistenza e della sua presenza attraverso la ricostruzione di ambienti di vita e di testimonianze di attività ormai abbandonati. A tal proposito è stata attuata la costruzione di una carbonaia, un punto illustrativo dei vecchi sistemi di segagione a mano dei tronchi, una vecchia baracca dei pastori e un locale per la prima lavorazione del latte, utilizzati nel periodo estivo durante la transumanza degli animali.

L'intero percorso, inoltre, è caratterizzato dalla presenza dei diversi recinti faunistici in cui si possono vedere cervi, caprioli e daini. Sulle Schede monografiche sono state riportate le notizie essenziali delle singole specie arboree.

 

Gestione del Parco

Per avere notizie più recenti su questo Parco ed in particolare sulla sua gestione, mancando una esauriente guida informativa, ho incontrato ed intervistato il direttore attuale del Parco: il dott. Curcio ed in particolare colui che si occupa della gestione del Parco: l'ispettore Alessandro Verta.

Intervista

Avvenuta il 31/12/1998 a Cosenza, nell'Ufficio Amministrativo del parco Nazionale della Calabria, l'intervista si articola in 2 parti: la prima è pertinente a domande sulla gestione generale, ossia conservazione e tutela e fruizione pubblica delle risorse naturali; la seconda riguarda la gestione finanziaria.


Francesca Fornasari: Per quali esigenze particolari è nato questo Parco?
Alessandro Verta: «Il motivo centrale della nascita di questo Parco in Sila è stato la salvaguardia del pino laricio e del lupo quasi totalmente estinto per la mancanza di caprioli.
Oggi la presenza del lupo è dimostrata dal censimento del novembre 1989 con 49 esemplari avvistati sull'intero Parco; e dal censimento del 1991 con 15 esemplari avvistati su 7.000 ha della zona di Cosenza».

Fornasari: Quali interventi sono stati attuati sul Parco a scopo conservativo?
Verta: «Inizialmente il Parco era una vera e propria azienda con una segheria la cui funzione era quella di produrre legna. In seguito alla II guerra mondiale americani e francesi tagliarono gran parte del bosco; quindi dal 1960 in poi vi sono stati soprattutto operazioni atte a ricostruire alberi da alto fusto. Dal 1968 si sono avuti importanti interventi a scopo di conservazione per la trasformazione da bosco artificiale (orizzonte unico) a bosco naturale».

Fornasari: Vi sono specie in pericolo?
Verta: «Attualmente no».

Utilizzate tecniche di monitoraggio della popolazione?
«Vengono utilizzate tecniche per il censimento. Ad esempio per quanto riguarda il lupo si utilizzano: avvistamenti, osservazione delle orme (quelle del lupo sono verticali l'una rispetto all'altra a differenza di quelle dei cani con cui il lupo può confondersi), osservazione dei pascoli (se il lupo è presente gli individui anziani si dispongono in cerchio per difendere i giovani). Altra tecnica è quella dei fori chiusi ed aperti consistente nell'ostruire il passaggio ad eventuali lupi presenti in determinate zone con ostacoli di varia natura per poi tornare a vedere se gli stessi ostacoli sono stati rimossi».

Quali sono le tecniche usate per la prevenzione dagli incendi?
«Ci sono servizi di vedetta, controlli da parte di agenti forestali soprattutto nei periodi stabiliti della legge 47 che vanno da maggio a ottobre. Inoltre nel Parco non si possono accendere fuochi e 24 ore su 24 è disponibile un elicottero, attrezzato con autobotti, fornito dalla regione Calabria».

Quali sono le peculiarità ecologiche (flora e fauna) del Parco?
«Per quanto riguarda la fauna nel Parco è presente la fauna appenninica completa eccetto l'orso e l'
aquila la quale è assente per la morfologia del territorio calabrese troppo dolce (infatti essa ha bisogno di strapiombi dai quali lanciarsi per spiccare il volo). Altri animali presenti sono daini, cinghiali e mufloni. A scopo didattico sono stati anche importati dal Parco dello Stelvio e da quelli del Circeo cervi e caprioli la cui presenza è costantemente controllata dall'uso di radiocollari.
Per quanto riguarda la flora, il Parco comprende il
climax faggetum con eccezioni per la presenza del pino. Ottima è la conservazione del pino laricio presente nel Parco per il 90%; è presente anche l'abete bianco ed eccezionalmente a 130 m c'è il castagno. Vantiamo la presenza di rosa viscosa e di Genista anglica esemplare che viveva un tempo solo in Inghilterra, oggi comparso improvvisamente nella Sila. vi è poi la Lerihsia tommasi vegetale tipico di queste zone.
Inoltre si pensa che il pino laricio abbia una varietà chiamata volgarmente "Vutullu" presente qui nel Parco con alberi alti 45 m, fusti clindrici con soli rami apicali (questa varietà era presente all'epoca dei Romani e quali prelevavano i tronchi per costruire gli alberi delle navi)».

Quali sono le strategie per la conservazione delle specie arboree ed animali?
«Abbiamo ad esempio affrontato un progetto per la reintroduzione del cervo e del capriolo. Abbiamo quindi creato un'area faunistica con una zona di ambientamento e diffusione di 350 ha e siamo riusciti a diffondere questi esemplari in tutto l'altopiano. Teniamo sotto controllo la presenza di queste specie tramite censimenti, ogni tanto poi qualche esemplare viene catturato per fare esami sullo stato di salute, altri vengono seguiti tramite l'utilizzo del radiocollare. Un anno si è avuto un pericoloso attacco epidemico di un insetto sui pascoli ma è rientrato naturalmente; motivo di questa epidemia è stato l'aumento delle popolazioni nella stagione estiva troppo calda».

Temete l'attacco della Processionaria (malattia che colpisce gli alberi facendoli seccare per asfissia) che negli ultimi tempi ha colpito molti pini della Sila?
«No, nel Parco questa malattia rientra nei cicli biologici».

Ci sono casi di costruzioni abusive all'interno del Parco?
«No».

La mancanza di un corridoio biologico tra le due aree del Parco che problemi crea?
«Crea enormi svantaggi in senso naturalistico, difficoltà nello spostamento degli animali; comunque ci sono state diverse proposte per la creazione di un corridoio naturale, nessuna è stata però approvata. Tra le proposte quella di un corridoio naturale situato tra il fiume Neto e il fiume Lese, un'altra prevedeva l'inclusione nel corridoio del lago Ampollino e del lago Arvo escludendo però un'importante area chiamata "Macina" attualmente in gestione dei naturalisti».

La proposta di riperimetrazione quali vantaggi porterebbe?
«Vantaggi enormi in senso naturalistico».

Vi sono aree in cui non è permesso l'accesso al pubblico? E in che percentuale sono rispetto a quelle fruibili da parte del pubblico?
«Le strutture del Parco sono parzialmente fruibili, ad esempio non è permesso l'ingresso nell'area faunistica del cervo; sono 350 ha visitabili rispetto ai 7.000 del Parco. Sono interamente fruibili i 10 sentieri presenti nel Parco, l'arboreto, l'orto botanico (costituito per ora da piante officinali), i punti di ristoro. Il Parco ha un centro natura che è il più grosso d'Europa, non ancora completato, all'interno di questo vi è un museo organizzato da Alberto Angela, una ricca biblioteca naturalistica, una sala notte attrezzata con computer tramite i quali è possibile avere notizie sul Parco, una serie di laboratori; il centro natura non è aperto al pubblico di massa».

Perché molte delle strutture esistenti non sono attivate?
«Per quel che riguarda i laboratori devono essere ancora collaudati e manca il personale adeguato per gestirli; la sala notte computer del centro natura non è completa: stiamo aspettando 270 milioni stanziati dal Ministero.
Inoltre manca il personale per la gestione dei servizi, infatti alcuni servizi tipo quelli di ristoro sono stati offerti a cooperative che dopo 3 mesi si sono ritirate per mancanza di turismo invernale. ci sono poi strutture che vengono attivate solo in alcuni periodi (estate) di maggior afflusso turistico.

Vi sono strutture adeguate per agevolare la visita da parte dei disabili?
«Solo il centro natura è senza barriere architettoniche, le altre strutture no».

Che tipo di servizi offrite a visitatori per agevolarli nella visita del Parco?
«Offriamo un servizio di guida gratuita molto richiesto; all'interno del Parco vi sono poi dei pannelli esplicativi».

Ci sono promozioni per incentivare la pubblica fruizione?
«Si organizziamo campi scuola ed ospitiamo laureandi che devono fare tesi sul Parco».


Quanto la burocrazia influenza la gestione?
«In minima parte, più che altro c'è molta incoerenza da parte dei politici; infatti sono gli stessi politici, che propongono mega parchi andando così ad includere territori silani adibiti all'agricoltura (patate e cereali), i quali il giorno dopo propongono la coltivazione della patata da semi: per avere esportazioni importanti bisognerebbe utilizzare agenti chimici quindi questo non può coesistere con le esigenze di un Parco».

Da dove reperite i soldi per la gestione?
«Fino all'anno scorso i finanziamenti provenivano dall'ex ministero dell'agricoltura e delle foreste; da quest'anno però il Parco dovrebbe divenire Ente Autonomo quindi la gestione cambierà.
Comunque fino al 1956 l'importo massimo dei finanziamenti era di 476 milioni annui, dal 1987 grazie ad una politica diversa per i Parchi i finanziamenti hanno raggiunto i 2 miliardi annui.

Come gestite le finanze del Parco?
«L'85% dei soldi va alla manodopera (operai assunti con contratto a tempo determinato attraverso l'ufficio di collocamento), il resto è utilizzato per il Parco».

Il Parco ha ricavi finanziari propri?
«Si, siamo organizzati in maniera autonoma abbiamo una falegnameria, un'officina, un maneggio, affittiamo i pascoli per la transumanza e produciamo, come corpo forestale (corpo al quale il Parco è stato affidato con la legge del 1968) quasi tutto quello che è necessario per il fabbisogno del Parco, tipo il foraggio.

Quanti dipendenti avete?
«50 dipendenti del corpo forestale tra ufficiali, sottufficiali e guardie».

Vi sono differenze tra la gestione di questo Parco rispetto a quella degli altri Parchi nazionali?
«Si, gli altri Parchi vanno avanti tramite delibere; noi dobbiamo essere autorizzati da Roma».

Che tipo di rapporti avete con gli altri Parchi?
«Solo pubblicazioni scambiate in passato quando la stessa gestione univa il Parco della Sila a quello del Circeo ed a quello dello Stelvio».

Cosa ne pensa del passaggio del Parco come Ente autonomo?
«Io ritengo che non porterà nessun miglioramento nella gestione perché l'Ente Parco non ha un organico ed è privo di esperienza».

Come agite di fronte al "Progetto APE (Appennino Parco d'Europa)"?
«Non lo conosco».

 

Problematiche legate alla gestione

Le problematiche legate alla gestione di questo Parco risalgono al passato.
Dalla stessa intervista all'ispettore Verta è stato messo in risalto quanto sia necessaria la riperimetrazione del Parco. Tra le varie proposte avanzate si ritiene significativa quella dell'associazione Legambiente.

Per quanto riguarda le proposte di perimetrazione il Ministero propone un grande Parco di 90.000 ha ma gli Enti locali e le regioni ne vogliono uno di 40.000 ha. Infatti un "mega-Parco" verrebbe a "minacciare" un territorio ampliamente antropizzato e con attività di notevole rilievo: attività boschive, coltivazione della patata ed altri prodotti agricoli, esercizio del pascolo e transito del bestiame transumante sull'altopiano silano; tutte attività che non si conciliano con le finalità e la gestione di un Parco.

Il giornalista Franco Laratta nel settimanale "Il Cittadino" in un articolo (pubblicato il 24 dicembre del 1998) affronta questa problematica mettendo in evidenza l'opinione delle categorie minacciate.

Parlando di gestione "prossima" del Parco occorre fare riferimento al progetto APE che molto probabilmente assorbirà anche il Parco nazionale della Sila.

 

Bibliografia

Deplians informativi ­ Ministero delle risorse agricole, alimentari, forestali. Testi C. Ferrucci, Archivio P.N.C.
Monografia estratta dall'VIII volume dell'Enciclopedia Agraria Italiana, scritta da Mario Ciolli (giornalista), 1977
Intervista a Michele Laudati (direttore del Parco) di Enzo Pianelli (giornalista), 1987
Intervista ad Alessandro Verta (ispettore, si occupa della gestione del Parco), di Francesca Fornasari (studentessa in Scienze Ambientali), [anno: dicembre 1998].
Proposta di perimetrazione, Direzione Nazionale, Comitato Regione Calabria, di Antonio Nicoletti Legambiente, aprile 1998
Articolo di Franco Laratta (giornalista) tratta dal settimanale "Il Cittadino", 24 dicembre 199,. S. Giovanni in Fiore (CS)
Relazione di Fabio Renzi (responsabile nazionale ufficio aree protette e territorio, Legambiente) sul Convegno Nazionale: "APE, Appennino Parco d'Europa" verso la convenzione per lo sviluppo sostenibile dell'Appennino, 14 novembre 1998, Ancona

Materiale fotografico:
C. Ferrucci, Archivio P.N.C.
M. Fraschetti e F. Fornasari, gennaio 1999

Allegati (non riportati in questa presentazione in rete):

Cartina degli itinerari naturalistici
Carta della vegetazione [zona Sila Grande]
Carta geologica [zona Sila Grande]
Carta delle terre [zona Sila Piccola]
Carta della vegetazione [zona Sila Piccola]
Dati dell'Istituto Geografico Militare [4-9-1990], Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste