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Introduzione
Il Parco Nazionale del Gargano comprende gran parte dell'omonimo promontorio; quest'ultimo si presenta circondato per tre lati dal mare Adriatico e digradante sul quarto verso le piane aride del Tavoliere. Si tratta di barriere difficili da superare per molte forme viventi che determinano per queste ultime la condizione di vivere in una sorta di "isola" biologica. Il Parco Nazionale del Gargano, istituito con la Legge Quadro sulle aree protette (n° 394/91), ha come peculiarità, di grande importanza naturalistica, la grande varietà di ambienti che si susseguono nello spazio di pochi chilometri e che vanno dalle foreste (di cui la più rilevante è senz'altro la Foresta Umbra) alle praterie, dalle distese steppiche dominate da severi valloni calcarei ai pianori carsici ricchi di doline, dalle paludi e lagune costiere alle distese di macchia mediterranea.

Il territorio del parco comprende
anche i laghi costieri di Lesina e di Varano, un tratto della
fascia pedegarganica, i primi lembi della zona umida costiera
nei pressi di Manfredonia, la riserva marina dell'arcipelago delle
Tremiti e otto riserve naturali gestite dal Corpo Forestale dello
Stato (Sfilzi; Falasconi; Isola Varano; Monte Barone; Foresta
Umbra; Bosco di Ischitella; Lago di Lesina; Palude di Frattarolo)
e altrettante oasi di protezione faunistica istituite dalla Regione
Puglia.
Geologia e pedologia
Il Gargano è costituito in prevalenza
da rocce sedimentarie, calcari e dolomie, del Cretacico e del
Giurassico (da 180 a 70 milioni di anni fa) per lo più
ben stratificate e interessate dal fenomeno di dissoluzione carsica.
Unica eccezione è costituita da Punta Pietre Nere, una
massa di scure rocce vulcaniche risalenti al Triassico (tra 200
e 245 milioni di anni fa), affioranti sulla spiaggia di Lesina.
Il fenomeno carsico, prodotto dall'azione dell'acqua e dell'anidride
carbonica sulle rocce calcaree, particolarmente diffuso nel promontorio
del Gargano, ha "scolpito" in vari modi il paesaggio.

Lungo tutto il margine del grande blocco calcareo
si rinvengono grandi solchi erosivi che con andamento radiale
si dirigono verso il mare o la piana di Capitanata. Si tratta
di forre rocciose, ascrivibili al fenomeno delle "valli secche",
localmente denominate "valloni", provocate dall'interagire
dell'erosione meccanica e dell'azione dissolutrice del carsismo
causata dalla canalizzazione delle acque piovane lungo le direttrici
di maggiore pendenza, le quali possono raggiungere lunghezze anche
di decine di chilometri.
Un'altra manifestazione del carsismo sono le oltre 4000 doline
che costellano il territorio garganico (la dolina Pozzatina, profonda
più di 100 metri e con un diametro di circa 500 è
una delle più grandi d'Italia). Queste conche chiuse sono
prodotte dal crollo della volta di grotte sotterranee e dall'azione
d'erosione delle acque che comunicano con la falda idrica sottostante
attraverso una cavità verticale (inghiottitoio).
Al processo di carsificazione superficiale sono riconducibili
i molti campi solcati presenti sul Gargano: si tratta di rocce
affioranti segnate dal ruscellamento delle acque piovane.
Al carsismo profondo è invece riconducibile
l'esistenza di più di 600 grotte molte delle quali d'interesse
archeologico (abitate dal Paleolitico all'Età del Bronzo).
Molte sono anche le grotte marine (quelle censite sono 128): queste
grotte si sono originate dapprima come fenomeni sotterranei e
successivamente sono state messe a nudo per effetto della demolizione
del calcare per opera del moto ondoso. Fino al Settecento c'era
anche un lago carsico, ma poi gli ostacoli al deflusso furono
fatti saltare con esplosivo e l'alveo si è completamente
prosciugato.
Per quanto riguarda la permeabilità si distinguono: rocce
permeabili per carsismo dovuto principalmente al fenomeno carsico
che ha preso l'avvio dalle fessure dei calcari organogeni bianchi
irregolarmente stratificati e a fratture subverticali; si riscontrano,
inoltre, rocce a permeabilità mista per fessurazione e
carsismo che si manifesta nelle dolomie e calcari dolomitici grigi
con selci.
I terreni del Gargano, originatesi dalla degradazione delle rocce
calcaree, sono di due tipi:
- suoli bruni, ad alto contenuto umico, su substrato dolomitico e calcari paleogenici che si rinvengono soprattutto nella parte medio-alta della foresta. Sono le cosiddette terre brune mediterranee della foresta mesofila con profilo A-B-C dove l'orizzonte A possiede humus di tipo molliforme ed il B mostra un sensibile arricchimento di argilla;
- suoli rossi mediterranei decalcificati, con un sottile orizzonte A ed un potente orizzonte B a struttura poliedrica, che si riscontrano nella parte più bassa.
Idrografia
Sul Gargano è del tutto assente l'ambiente fluviale e non esiste un vero e proprio reticolo idrografico superficiale, fatta eccezione per una piccola area settentrionale del promontorio, dove si concentrano i pochi corsi d'acqua di limitata lunghezza e portata. Si tratta in genere di immissari delle lagune di Lesina e Varano, due specchi d'acqua salmastra con una superficie totale di circa 11.000 ha.
Ricca, invece, l'idrografia sotterranea: la grande diffusione
di fenomeni carsici (fratture, inghiottitoi, doline) provoca l'infiltrazione
immediata di 3/4 delle precipitazioni. La distribuzione di rocce
a diverso grado e tipo di permeabilità, determina la presenza
di due ben distinti sistemi acquiferi dei quali l'uno (falda principale)
occupa tutto il promontorio e l'altro (falda secondaria) è
limitato alla zona di Vico-Ischitella con sede nei calcari organogeni
e detritici.
Clima
La particolare posizione geografica e la morfologia
del Gargano conferiscono al suo clima notevoli complessità.
Nonostante la limitata estensione del promontorio e la sua altitudine,
che raggiunge il suo massimo con i 1.065 m s.l.m. del Monte Calvo,
le variazioni climatiche sono sensibili da luogo a luogo.
Le precipitazioni medie annue sono modeste, ma non trascurabili,
sul versante settentrionale (550-640 mm); consistenti nella zona
interna (900-1.250 mm) e minime sul versante meridionale (400-450
mm).
L'equilibrio barico si rompe definitivamente in ottobre con il
conseguente aumento delle precipitazioni che raggiungono il massimo
in novembre. Sul versante settentrionale si verificano precipitazioni
più intense rispetto a quelle del versante opposto, crescenti
con l'altitudine. Infatti le correnti aree provenienti dal settentrione
si arricchiscono di umidità, percorrendo nel senso della
lunghezza il mare Adriatico, che viene poi ceduta sotto forma
di pioggia, durante la risalita sul promontorio.
In primavera, a differenza che nella stagione autunno-invernale,
le precipitazioni raggiungono i valori minimi nelle zone costiere
e massimi in quelle interne.
Durante la stagione invernale non sono rare abbondanti nevicate
che interessano soprattutto le zone più elevate del promontorio.
In estate si consolida la tendenza, già riscontrata in
primavera, alla subsidenza anticiclonica che si accentua al massimo
sui litorali. Nonostante ciò non mancano perturbazioni
che danno luogo a piogge violente specie nelle zone interne e
culminali. Il massimo della calura estiva è raggiunto in
agosto, ma il progressivo accumulo di umidità dà
luogo ad una risalita delle precipitazioni già verso la
fine della stagione per cui il mese più secco di quest'ultima
risulta luglio.
Sul Gargano in autunno si verificano sensibili abbassamenti di
temperatura determinate dagli afflussi di aria fredda proveniente
dalle regioni dei Carpazi e dei Balcani. Durante l'inverno il
promontorio è sempre più interessato da circolazioni
d'aria fredda proveniente da Nord-Est che porta un'ulteriore diminuizione
della temperatura.
La primavera, più dell'autunno, non presenta un andamento
regolare delle temperature, per l'alternarsi di regimi d'alta
pressione e irruzioni di masse d'aria d'origine artica continentale.
In estate l'incisiva subsidenza anticiclonica esalta ancora l'aumento
di temperatura che raggiunge i suoi valori massimi nel mese di
agosto. Le temperature medie mensili fra maggio e giugno subiscono
i più forti aumenti di tutta la stagione, più marcati
nella zona costiera collinare rispetto a quella interna montana.
Flora
Molte delle circa 2.000 specie vegetali del Gargano, pari ad oltre il 35% della Flora Italica, sono endemiche del territorio e molto rare. Dal punto di vista floristico il Gargano è un lembo di terra balcanica. Flore di origine orientale hanno approdato su questo promontorio subendo processi di speciazione, e in tal modo sul Gargano è possibile ammirare piante del tutto estranee alla flora italiana (Scabiosa dallaportae, Inula Candida, ecc.).
Le particolarità floristiche si arricchiscono con il fenomeno
del macrosomatismo vegetale e con gli endemismi: quasi tutte le
specie, da quelle erbacee a quelle arboree, presentano sviluppi
notevoli (altezze, superfici fogliari) che hanno spesso fatto
ipotizzare la presenza di nuove varietà e di nuove specie
e che hanno arricchito il vasto capitolo dell'endemismo, di specie
cioè come la Campanula garganica legata soltanto alle rupi
del Gargano.
Le faggete, pur essendo presenti con alcuni nuclei limitati anche
nel Subappennino, sono tipiche del Gargano, dove raggiungono il
loro massimo splendore. Alcune faggete garganiche sono ubicate
a quote più basse (meno di 300 m) rispetto alla generalità
delle faggete peninsulari (tra gli 800 e i 1.100 m). Per questa
particolarità, che le rende uniche in Italia, esse sono
dette "faggete depresse". Solitamente formano boschi
misti, a volte invece si compenetrano con altre formazioni boschive,
soprattutto cerrete, con le quali vengono a contatto. Questa specie
arborea è favorita dal particolare clima del promontorio
che assicura abbondanti precipitazioni nella tarda primavera.

Tra le altre specie arboree del Parco, si possono annoverare il Carpino, il Carpino nero, l'Orniello, l'Acero Campestre, L'Acero montano e l'Acero napoletano, il Tasso, l'Olmo, il Tiglio e la Roverella. Oltre alle specie sopra elencate, appartenenti alla Foresta Umbra, interessanti sono anche i Cerri di dimensioni notevoli di Bosco Quarto, la lecceta di Monte Sacro e le pinete di Monte Barone e Monte Pucci, purtroppo oggi notevolmente danneggiate dall'azione dei piromani.
Flora estinta e minacciata
Il Gargano vanta, inoltre, come poche altre aree a livello nazionale, una approfondita conoscenza del suo patrimonio vegetale. La flora garganica annovera, come abbiamo detto circa 2.000 entità floristiche, molte delle quali di grande significato fitogeografico.
Dall'analisi di studi compiuti dagli anni 1966-1974 scopriamo
che molte specie, che i botanici storici avevano segnalato, non
sono più state ritrovate; fra le altre: Comandra elegans;
la rara Heliantenum lavandaefolium; Laburnum anagyroides
e Lysimachia punctata, queste ultime osservate dal 1874.
Diversa è la situazione per molte altre specie oggi minacciate
d'estinzione, tra queste indubbiamente la più conosciuta
è il rarissimo cisto di clusio (Cistus clusii),
ormai ridotto a rarissimi esemplari dalla speculazione edilizia
sulla duna di Lesina. Ricordiamo anche l'orchidea Orphyris
lacaitae, di cui si conosce la presenza di due soli piccoli
nuclei, o la rarissima Micromeria fruticosa.

Eppure per queste ed altre specie i tempi per la salvaguardia
sono ancora possibili, basta proteggere anche pochi metri quadrati
di terreno, ma spesso è la poca conoscenza che distrugge
per sempre una irripetibile forma vivente. La speranza è
che il Parco crei le condizioni di conoscenza e catalogazione
per cui nessuna di queste forme sul Gargano rischi di scomparire.
Fauna
La presenza in un area limitata di ecosistemi tanto diversi favorisce
la ricchezza e la varietà della fauna. In particolare considerevole
è il numero delle specie di uccelli nidificanti; nelle
zone umide delle Lagune di Lesina e Varano e della Palude Frattarolo,
della Foce del Candelaro, dell'ex Daunia Risi, nidificano, svernano
o sono estivanti l'Airone rosso, il Cavaliere d'Italia, lo Svasso,
il Moriglione, lo Smergo, il Tirabuso, la Spatola, la Sgarza ciuffetta,
la Garzetta, la Folaga, il Germano reale, il Fischione, l'Anatra.
A Varano svernano i Cormorani, mentre nelle Saline di Margherita
di Savoia, residuo delle paludi sipontine, sono svernanti ed estivanti
i Fenicotteri.
Nelle zone steppose del Gargano sono presenti la Gallina prataiola, l'Averla, l'Occhione, la Calandra; in quelle rupestri il Gufo reale, il Capovaccaio e il Lanario; in quelle boschive il Picchio, di cui sono presenti sei specie, l'Assiolo, il Luì verde; sulla costa il Falco pellegrino e la Rondine rossiccia; sono inoltre presenti sul territorio il Corvo imperale, il Nibbio reale, la Poiana, il Gheppio, il Falco pennacchiolo, il Falco cuculo e lo Sparviero; il Gabbiano reale nidifica sulle falesie delle Tremiti, caso unico in tutta la Puglia.
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Di mammiferi, essendo scomparsi purtroppo ormai da tempo in seguito alla caccia sistematica i grandi carnivori (Orso, Lupo, Lince), e i grandi ungulati, fatta eccezione per un gruppo di Daini e Mufloni reintrodotti, restano comunque presenze molto significative. In particolare si segnala quella del Capriolo, con un nucleo di individui considerati fra i pochi veramente autoctoni dimoranti nel nostro paese e di cui si parlerà più ampiamente in seguito. Sono presenti inoltre numerosi mammiferi legati al bosco i più comuni dei quali sono il cinghiale (Sus scrofa), la volpe (Vulpes vulpes), la faina (Martes foina), la donnola (Mustela nivalis), il tasso (Meles meles) e alcune specie di chirotteri forestali; più rari sono invece il gatto selvatico (Felis silvestris), la martora (Martes martes). Notevole è il pascolo degli ungulati domestici rappresentati anche da razze locali quali la Vacca podolica e la Capra garganica. I maiali sono spesso lasciati allo stato brado rendendo possibili gli incroci con congeneri selvatici; molto intenso è inoltre il fenomeno del randagismo canino.
Non mancano i rettili e gli anfibi, con diciassette specie censite:
il Biacco, il Cervone, il Colubro di Esculapio, il Colubro liscio,
il Geco verrucoso, la Lucertola campestre, la Luscengola, la Natrice
dal collare, il Ramarro, la Vipera comune, la Rana greca, la Rana
verde, il Rospo comune, la Testuggine, la Tartaruga palustre,
il Tritone crestato e il Tritone italico.
Anche per quanto riguarda la fauna invertebrata il Gargano spicca
per la sua individualità: un recente studio evidenzia come
sul totale di 724 specie di macrolepidotteri conosciuti per la
Puglia, 70 sono esclusivi del promontorio.

Faunisticamente ricchi sono anche i fondali delle acque delle Isole Tremiti popolate da numerose specie ittiche; nelle acque medio-alte si trovano branchi di serranidi, come il serrano sacchetto (Serranus epatus), e i labridi tra cui la donzella (Coris julis) e il tordo pavone (Crenilabus pavo). Ci sono inoltre gli sparidi, con specie come l'orata (Sparus auratus), il sarago maggiore (Diplodus sargus) e il dentice (Dentex). Abbondante è la presenza di Triglie e Cefali e va inoltre segnalata la presenza di due signatidi: il cavalluccio marino (Hippocampus hippocampus) e il pesce ago (Syngnathus acus). Le acque più basse sono popolate invece dalla cernia (Epinephelus guaza), dalla murena (Murena Helena), dal polpo (Octopus vulgaris) e dai branchi di Seppie, Calamari e Totani.
Capriolo garganico
Un animale spicca fra tutti per la sua presenza: il Capriolo. Il Capreolus capreolus è una specie che negli ultimi decenni ha conosciuto un notevole sviluppo demografico e geografico in molte regioni italiane ed europee. Questo sviluppo, non solo dovuto a cause "naturali" quali il ripristino spontaneo dell'habitat idoneo alla specie, è il risultato di attività di ripopolamento o reintroduzione di individui alloctoni principalmente a scopo venatorio. Questo cervide pesa in media 15-27 kg, con una lunghezza del corpo di 90-130 cm e l'altezza al garrese di 60-70 cm. Il mantello, costituito da peli corti e folti, assume una vivace colorazione rosso ruggine in primavera mentre in inverno dà sul bruno-grigiastro. L'inconfondibile maschera facciale è caratterizzata dalle macchie nere e bianche del muso.
Il capriolo garganico si distingue nettamente dalle popolazioni
europee per le dimensioni minori, la colorazione del pelame nell'abito
invernale più volgente al bruno con le punte dei peli fulvo-giallicce,
per il colorito della fronte e della regione nasale più
scuro di quello delle altre parti del corpo e per la mancanza
di macchie bianche sulla gola e sul collo. Quella del promontorio
garganico è una razza autoctona isolata dal resto d'Italia
e quindi non inquinata geneticamente dai ripopolamenti realizzati
a scopo venatorio, di conseguenza essa rappresenta la razza originaria
italica. Oltre che sul Gargano, nuclei di capriolo con queste
caratteristiche sono presenti solo sui monti di Orsomarso in Calabria
e Castel Porziano nel Lazio. Questi nuclei esigui ed isolati rappresentano
probabilmente quello che rimane dell'areale del capriolo italico;
l'autoctonia e la particolare situazione zoogeografica fanno di
questa specie un entità faunistica di notevole interesse
scientifico. Attualmente poco si conosce sullo status nei territori
del Parco Nazionale del Gargano.

In un'analisi faunistica del 1969, Tassi ipotizzava che la popolazione di capriolo consistesse in circa 100 esemplari, e le poche notizie bibliografiche reperibili fanno riferimento a questa stima o a valutazioni inferiori, sicuramente a oggi poco attendibili anche per l'assenza di studi approfonditi. Per le particolari condizioni zoogeografiche d'isolamento del promontorio del Gargano, l'importanza di questa popolazione è probabilmente maggiore di quella degli altri nuclei autoctoni italiani. La protezione di questi nuclei, particolarmente quello del Gargano, riguarda principalmente problematiche come il bracconaggio, l'eccessiva pressione zootecnica, la gestione forestale e, non ultima, la presenza di cani vaganti e rinselvatichiti; sono queste probabilmente le maggiori cause che rendono critica la sopravvivenza della specie come rilevato da Apollonio e Trocchi (1989).
Si vogliono qui presentare i primi dati di uno studio preliminare
durato oltre due anni che ha dato origine ad una ricerca sistematica
che sarà realizzata attraverso l'Ente Parco Nazionale del
Gargano e la Regione Puglia. Nei prossimi tre anni infatti, oltre
alla verifica della distribuzione spaziale della specie nell'area
di studio, si analizzeranno la consistenza numerica, l'uso dell'habitat,
gli aspetti genetico-sistematici e lo stato di salute della popolazione
finalizzati alla sua conservazione.
Lo studio, le cui indagini sul campo sono ancora in corso, si
divide in tre fasi, tutte direttamente o indirettamente finalizzate
alla conservazione della specie. Queste in sintesi consistono
nell'analisi della distribuzione, nel censimento e nelle indagini
sugli aspetti eco-etologici, sanitari e genetici della popolazione.
Gli scopi di questa fase preliminare (già iniziata dall'inverno
1995) sono: la verifica di quanto affermato in letteratura sull'effettiva
distribuzione del capriolo nel Gargano; la valutazione della qualità
ambientale nelle aree potenzialmente idonee alla specie; e infine
la fattibilità di uno studio sistematico sul capriolo del
Gargano.
La ricerca è iniziata sulla base di dati ottenuti sporadicamente
negli ultimi cinque anni e dall'esame dell'esigua bibliografia
sul capriolo del Gargano; in particolare questo lavoro fa riferimento
ad una serie di rilievi effettuati nell'arco degli ultimi due
anni e precisamente da luglio 1996 a maggio 1998. L'intera area
di studio è stata suddivisa in quadrati di un km di lato,
utilizzando il reticolato tracciato sulle carte topografiche in
scala 1:25.000 e 1:50.000 dell'IGM (Istituto Geografico Militare).
Il criterio seguito è stato quello di seguire i percorsi
a piedi o in auto sia di giorno che di notte con il faro (12 V,
400.000 candele); sono stati inoltre effettuati appostamenti all'alba
e al crepuscolo in zone dove la presenza del capriolo è
ritenuta altamente probabile come le radure ai margini dei boschi.
I percorsi sono stati scelti in modo da coprire tutti i quadranti
nei quali è stata suddivisa l'area; all'attuale stato della
ricerca è stato esplorato effettivamente circa un terzo
dell'area totale. Lo scopo di quest'indagine è quello di
ricavare i segni di presenza diretti (avvistamenti) o indiretti
(impronte, fatte, zone di marcatura territoriale, sfregamenti
dei palchi, ecc.). L'individuazione di almeno uno di questi segni
di presenza ha fatto ritenere il quadrante nel quale si trovava
area frequentata dal capriolo.
L'analisi dei dati di presenza rilevati in questa fase preliminare
di studio consente essenzialmente un primo confronto della distribuzione
spaziale rispetto ai dati di letteratura. A tal proposito si osserva
come, rispetto ai dati riportati da Apollonio e Trocchi, mentre
nella fase centrale dell'area abbiamo una sostanziale conferma
delle aree frequentate, insieme a qualche nuova località
segnalata, vi sono almeno tre zone in cui la presenza della specie
non è stata confermata.
L'area frequentata dalla specie sembra quindi in diminuzione,
questo conferma il pericolo d'estinzione di questo particolare
nucleo di capriolo; il rischio quindi è di vedere estinto
un pool genetico prima ancora di conoscerne le caratteristiche.
Naturalmente questi dati necessitano di ulteriori conferme anche
perché l'area investigata in questa fase preliminare, pur
essendo quella più idonea e dove la presenza è ritenuta
più probabile, costituisce soltanto un terzo circa dell'area
di studio totale. Il proseguimento delle ricerche ha tra i primi
interventi la continuazione della fase di verifica della distribuzione
che verrà estesa anche ad altre aree potenzialmente idonee
ma mai investigate.
Con i dati a disposizione la tipologia di habitat maggiormente
frequentato dalla specie sembra essere la faggeta d'alto fusto
con sottobosco non molto fitto tipicamente di agrifoglio, tuttavia
nel proseguimento dell'indagine con la perlustrazione della restante
parte dell'area (costituita per la maggior parte da cerrete, ma
anche da aceri, carpini, orniello e querce) si potrà verificare
quest'impressione e anche mettere in relazione i dati spaziali
con quelli temporali. E' stato osservato che il capriolo si nutre
di gemme, germogli, virgulti, frutti, ghiande, faggiole, e castagne;
in particolare è stata riscontrata l'alimentazione su due
specie erbacee: Festuca drymeia e Carex silvatica;
ed una arbustiva: Edera helix.
La conservazione dei grandi mammiferi, tra cui il capriolo, non
può prescindere da una attenta gestione faunistica; di
qui la necessità e l'urgenza di pianificare uno studio
sistematico sulla distribuzione e l'uso dello spazio del capriolo
del Gargano, studi diretti verso un'adeguata conservazione e gestione
della popolazione di una specie da sempre considerata il simbolo
del Parco Nazionale del Gargano.
Tra le azioni da intraprendere per migliorare le condizioni di
vita del capriolo si rende necessario:
- la creazione di piccole radure da destinare a prati-pascolo con essenza di leguminose e foraggere, onde arricchire la dieta alimentare;
- il miglioramento dei pascoli esistenti ormai infeltriti e ricoperti di felci;
- l'abbattimento dei numerosi cani randagi ed il prelievo selettivo di cinghiali che notevole danno arrecano soprattutto ai piccoli del capriolo.
Conclusioni
Come tutelare i boschi, la fauna o gli ambienti del Parco Nazionale
del Gargano ? Alcune correnti di pensiero sostengono la necessità
di lasciare nella loro spontanea evoluzione gli ambienti che si
intende conservare. Questo tipo di soluzione, però, conosciuto
con il termine "naturalizzazione", in pratica il ritorno
del bosco, tenderebbe a cancellare definitivamente pascoli, terrazzamenti,
masserie; si cancellerebbe così uno storico paesaggio,
e verrebbero così meno i fattori di equilibrio ambientale,
senza che la naturalizzazione ne crei dei nuovi e più stabili.
Il processo di naturalizzazione compromette gli stessi ecotoni,
cioè quelle particolari formazioni di transizione che si
sono evolute ad esempio tra il bosco e i prati-pascolo o gli stessi
coltivi. Lasciando gli ambienti alla loro naturale evoluzione,
boschi degradati, prati-pascolo, coltivi abbandonati, saranno
riconquistati dalla foresta e molte radure, boscaglie e gli stessi
ecotoni scompariranno. In questa maniera si avranno sì
ambienti naturali ma compromettendo altre importanti azioni di
difesa per specie, quali ad esempio il Capriolo, che abbisognano
di spazi aperti.
A queste necessità di tutela si aggiungono poi quelle relative
alla flora e alla vegetazione. A questo riguardo non basteranno
vincoli protettivi verso la singola specie o formazione, poiché
è necessario tutelare e quindi gestire correttamente tutto
il consorzio vegetale nel quale si trova. In alcuni casi si potrà
pensare a vere e proprie riserve botaniche limitate a diversi
consorzi.
Dopo queste considerazioni generali si possono ora valutare i
vari casi specifici. Nella tutela dei boschi può essere
d'ostacolo il fatto che spesso le amministrazioni comunali hanno
interesse al taglio dei boschi; a questo proposito si stanno sempre
più intraprendendo soluzioni legate all'indennizzo cioè
pagando al comune proprietario una cifra equivalente o quasi al
valore di base d'asta. Vi è poi il problema del legnatico
cioè quello di soddisfare i bisogni della popolazioni locali;
fino ad oggi si è tagliato senza tener conto realmente
delle capacità produttive di un bosco. Con il Parco la
prima azione da compiere è quella di procedere innanzitutto
ad un inventario delle risorse forestali disponibili e poi ad
un piano di gestione con cui programmare gli interventi anche
ai fini di reperire legna per il fabbisogno locale.
Identiche strategie si possono adottare per i prati-pascolo. Per
queste risorse, come d'altronde per tutte le risorse vegetali,
l'azione del Parco sarà rivolta ad un loro potenziamento
per conciliare al contempo le esigenze di tutela della fauna.
In questo modo si possono creare le premesse per un organico recupero
di attività agricole tradizionali o meglio di colture,
di varietà locali, oggi in via d'estinzione. Il Gargano
in tal senso, offre significative opportunità in relazione
al ricco e variegato patrimonio di specie e varietà agrarie
che se recuperate porterebbero un valido contributo alla necessaria
diversità vegetale, fondamentale anche per quella fauna
legata alle colture (quaglie, merli, lepri, ricci, tassi o lo
stesso capriolo).
Gli interventi di tutela della fauna sono, come si è visto,
comuni alla flora; flora e fauna devono essere, quindi, oggetto
di tutela comune. Così anche per la fauna si parla d'interventi,
come l'introduzione (per portare nuove specie) e la reintroduzione
(per far tornare specie scomparse), al fine di arricchire e diversificare
il patrimonio faunistico o di ristabilire naturali equilibri faunistici.
In ogni caso introduzioni, reintroduzioni, potenziamento delle
popolazioni esistenti sono comunque azioni che vanno valutate
attentamente e da adottare solo dopo accurati studi sull'ecologia,
sulla biogenetica e sull'etologia della specie. Un discorso che
va esteso a tutte le specie faunistiche dell'ambiente da proteggere,
poiché tutte sono di pari importanza nel mantenimento degli
equilibri ambientali.
BIBLIOGRAFIA
N. ANGELICCHIO - N. BISCOTTI : Il Parco Nazionale del Gargano. Gerni Editore, Foggia, 1992
M. GIOIOSA - M. CARINGELLA - M. GIAMETTA - S. LABIANCA - R. SORINO : Dati preliminari sulla distribuzione del nucleo autoctono di Capriolo (Capreolus capreolus) nel Parco Nazionale del Gargano. ___, 1999
P. LAURIOLA - N. PALMIERI : Parco Nazionale Del Gargano - la Foresta Umbra, le riserve naturali, le zone umide, le isole Tremiti. Schena Editore, Foggia, 1996
A. SIGISMONDI - N. TEDESCO : Il Parco Nazionale del Gargano. M. Adda Editore, Bari, 1995
Ringraziamo vivamente il dottor Maurizio Gioiosa, membro della LIPU di Foggia, per la sua disponibilità, per il tempo dedicatoci, e soprattutto per averci concesso la visione di documentazione ancora inedita
Parco del Gargano (a cura della sez. LIPU-Foggia) : http://www.intenet.it/gargano/garganonatura.htm
PARCHI ITALIANI : http://www.parks.it/regione.puglia/index.html
Il Parco del Gargano (a cura di Parchi-online del C.T.S.) : http://www.cts.it/parchionline/pngarga/indice.htm
LIPU: http://www.lipu.it
LIPU (sezione di Foggia) : http://www.aspide.it/freeweb/lipufoggiait